L’11 aprile 2025, con la firma del Presidente della Repubblica, è diventato ufficiale il Decreto Sicurezza, fortemente voluto dal governo guidato da Giorgia Meloni, con l’appoggio attivo e soddisfatto di Matteo Salvini. Questo provvedimento, che si autodefinisce un’iniziativa per “garantire l’ordine pubblico e la legalità”, contiene in realtà una vera e propria dichiarazione di guerra contro il settore della cannabis light, un comparto produttivo che in questi anni ha dato lavoro, speranza e dignità a migliaia di persone in tutta Italia.
L’articolo 18: un attacco frontale al futuro
Il fulcro del decreto sicurezza è l’articolo 18, che modifica la legge 242/2016 – la norma che fino ad oggi regolava e tutelava la coltivazione e la commercializzazione della canapa industriale a basso contenuto di THC.
Con un colpo di spugna, il decreto esclude qualsiasi attività connessa alle infiorescenze di canapa dai benefici di quella legge: sono ora vietate l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze. Anche se perfettamente legali fino a ieri.
Una norma che, a conti fatti, rende illegale un intero settore cresciuto negli ultimi anni all’interno della legalità, con investimenti, tasse pagate allo Stato e posti di lavoro creati in ogni parte del Paese.
Un’economia pulita… annientata in un giorno
Quello della cannabis light non è solo un business emergente: è una vera filiera agroindustriale, che comprende oltre 15.000 lavoratori, tra coltivatori, trasformatori, rivenditori, imprenditori agricoli, erboristi e tecnici specializzati.
Parliamo di:
- oltre 3.000 aziende agricole
- circa 800 negozi al dettaglio
- più di 700 imprese attive nella trasformazione, estrazione e produzione
- start-up e PMI che hanno investito tempo e capitale nel settore
Con il decreto sicurezza, tutto questo viene azzoppato all’istante. Le aziende si ritrovano con magazzini pieni di merce invendibile, investimenti congelati, dipendenti da licenziare, affitti e mutui da pagare senza più entrate. E non stiamo parlando di criminali, ma di persone oneste che hanno creduto in una legge dello Stato, in un’economia verde, sostenibile, innovativa.
Una manna per le mafie
Nel momento stesso in cui lo Stato criminalizza un prodotto legale, apre la porta all’illegalità. Vietare la cannabis light significa regalare un’intera fetta di mercato alla criminalità organizzata, che tornerà a gestire traffici, coltivazioni abusive, spaccio e violenza.
È già successo in passato, succederà di nuovo: quando il mercato legale scompare, quello illegale prende il sopravvento. Lo Stato non protegge più i cittadini, li abbandona e li lascia alla mercé delle mafie.
Decreto sicurezza: Colpire la canapa per colpire la libertà
Ma non si tratta solo di numeri. Questo decreto sicurezza è un attacco politico, culturale, ideologico. È la dimostrazione lampante della volontà del governo Meloni-Salvini di soffocare ogni esperienza economica libera, alternativa, non controllabile dalle grandi lobby.
La canapa industriale era (ed è) una possibilità concreta di riscatto sociale per tanti giovani, disoccupati, agricoltori, piccoli imprenditori. Un settore che ha saputo rinascere in territori abbandonati dallo Stato, in campi incolti, in zone rurali dimenticate.
Oggi tutto questo viene cancellato da due politici che si pongono come i veri carnefici del popolo italiano. Giorgia Meloni e Matteo Salvini non rappresentano gli interessi dei cittadini, ma li calpestano sistematicamente con provvedimenti autoritari, repressivi, distruttivi.
I peggiori dal dopoguerra
Mai, dal secondo dopoguerra a oggi, si era assistito a un attacco così deliberato, così ideologico e così devastante contro un comparto economico sano e trasparente.
Mai, nemmeno nei momenti più bui della Repubblica, due leader politici avevano mostrato così tanta indifferenza verso la realtà, verso la vita di chi lavora.
Meloni e Salvini si sono arrogati il diritto di decidere arbitrariamente quale economia è “buona” e quale è “cattiva”, distruggendo senza alcun confronto democratico un’intera filiera.
Con il decreto sicurezza hanno condannato migliaia di famiglie alla povertà. Hanno spento il futuro di centinaia di giovani imprenditori. Hanno tolto libertà, dignità e fiducia nelle istituzioni a un’intera generazione.
La reazione del settore: non ci arrendiamo
Fortunatamente, non siamo soli. L’associazione Canapa Sativa Italia, con il supporto di avvocati e consulenti legali, ha già avviato tutte le iniziative possibili per contrastare il decreto sicurezza e ottenerne la sospensione o la cancellazione.
Il lavoro è complesso e delicato: serve studiare la strategia più efficace, valutare i margini di impugnazione a livello nazionale ed europeo, coinvolgere la stampa e l’opinione pubblica.
Ma c’è una certezza: non ci fermeremo.
Proprio come accaduto in passato – quando sentenze della Cassazione e interventi della Corte Costituzionale hanno riportato equilibrio e giustizia – anche questa volta ci sono fondati motivi per credere che la verità e il buon senso prevarranno.
Conclusione: la nostra resistenza è appena cominciata
Questo decreto sicurezza è un sopruso, un atto di repressione e ignoranza. Ma noi non ci arrendiamo.
Difenderemo con ogni mezzo le nostre imprese, la nostra dignità, la libertà di lavorare in un settore che ha dimostrato di essere sano, innovativo, sostenibile e legale.
Meloni e Salvini vogliono riportarci indietro, in un’Italia chiusa, paurosa, repressiva. Ma noi guardiamo avanti, verso un futuro libero e giusto. E ce lo prenderemo, centimetro dopo centimetro, battaglia dopo battaglia.
Restiamo uniti. Restiamo vivi. Restiamo canapa.











