Canapa industriale: una voce unanime dalle Regioni contro l’articolo 18
Il 29 aprile 2025, la Commissione Agricoltura della Conferenza delle Regioni ha approvato all’unanimità un ordine del giorno storico: la richiesta formale al Governo italiano di rivedere o eliminare l’articolo 18 del cosiddetto “Decreto Sicurezza”. Tale norma, entrata in vigore il 12 aprile, vieta ogni attività legata alle infiorescenze di canapa industriale con contenuto di THC inferiore allo 0,3%.
La canapa industriale è stata per anni regolamentata dalla Legge 242/2016, in linea con il diritto europeo, permettendo la coltivazione, trasformazione e commercializzazione di canapa per fini alimentari, cosmetici, tessili e industriali. L’articolo 18 rappresenta un’inversione netta di rotta che rischia di annientare un settore fiorente e perfettamente legale.
Canapa industriale: un settore che vale oltre 2 miliardi di euro
La canapa industriale non è solo una questione agricola, ma una realtà economica consolidata. La filiera coinvolge circa 3.000 aziende in Italia e genera oltre 30.000 posti di lavoro diretti. Dai campi coltivati secondo principi agroecologici fino ai laboratori per l’estrazione del CBD, l’intera catena è 100% Made in Italy.
Il valore complessivo, tra fatturati, indotto e investimenti, supera i 2 miliardi di euro. Un patrimonio che rischia ora di essere compromesso da una norma non allineata al diritto comunitario e non notificata alla Commissione Europea, come invece richiesto dalle direttive europee per ogni modifica normativa che incida sul mercato unico.
Gli effetti immediati della nuova legge
L’impatto dell’articolo 18 è già tangibile. Numerose aziende hanno bloccato la produzione, sospeso investimenti o addirittura avviato il trasferimento all’estero. Scorte per milioni di euro sono ferme nei magazzini, mentre i contratti di fornitura con clienti europei rischiano di saltare, minando la credibilità del “marchio Italia”.
La misura mette fuori legge le infiorescenze, anche se derivanti da varietà certificate a livello europeo. Questo crea un paradosso normativo: coltivare e trasformare canapa industriale in Italia diventa illegale, mentre importarla da altri Paesi UE è ancora consentito, violando così il principio di libera concorrenza.
Canapa industriale: le richieste formali al Governo
Le Regioni chiedono con forza tre interventi chiave:
- Una revisione immediata dell’articolo 18 per riportarlo in linea con la normativa europea.
- L’istituzione di un fondo di emergenza per compensare le perdite subite dagli operatori.
- L’attivazione urgente di un tavolo tecnico permanente tra Ministero, Regioni e rappresentanze di filiera per scrivere una regolamentazione stabile, chiara e condivisa.
Secondo Federico Caner, coordinatore della Commissione Agricoltura, “la volontà comune è di costruire una normativa che protegga la sicurezza pubblica senza penalizzare chi opera legalmente e investe in innovazione”.
Canapa industriale: rischi politici e giuridici per il Governo
La situazione pone il Governo di fronte a uno scenario politicamente delicato. Ben 14 delle Regioni firmatarie della richiesta sono amministrate dal centrodestra, lo stesso schieramento al potere a livello nazionale. Si tratta quindi di una spaccatura interna significativa.
Inoltre, la mancata notifica dell’articolo 18 alla Commissione Europea potrebbe aprire la strada a una procedura d’infrazione per violazione del principio di libera circolazione delle merci. Non è escluso neanche il ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di competenze su materie come agricoltura e salute.
La posizione delle associazioni di categoria
L’associazione Canapa Sativa Italia (CSI), che rappresenta l’intera filiera nazionale della canapa industriale, ha accolto con favore la presa di posizione unanime delle Regioni. “Finalmente la politica italiana, trasversalmente, riconosce che la canapa è un asset strategico e non un feticcio ideologico”, ha dichiarato il presidente Mattia Cusani.
CSI lavora ogni giorno per:
- Rappresentare gli interessi delle imprese italiane nei tavoli istituzionali.
- Promuovere tecniche agricole sostenibili e pratiche innovative.
- Facilitare la crescita dei mercati collegati (alimentare, cosmetico, bioedilizia, tessile).
- Dialogare costantemente con le Regioni e l’Europa per costruire un futuro stabile per la filiera.
Canapa industriale, l’ occasione per l’Italia e per l’Europa
La canapa industriale è al centro di strategie europee per la sostenibilità agricola, la bioeconomia e la decarbonizzazione. L’Italia ha tutte le carte in regola per essere leader di questo settore, ma occorrono regole certe e durature.
Investire in canapa industriale significa sostenere un’agricoltura a basso impatto, creare occupazione giovanile, valorizzare territori marginali e contribuire agli obiettivi climatici europei. Bloccare tutto questo per un errore normativo sarebbe un danno strategico enorme.
Le prossime mosse istituzionali
La Commissione Politiche Agricole invierà entro poche ore una lettera ufficiale al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Se non vi sarà risposta o azione concreta, le Regioni valuteranno ulteriori passi, compresa l’impugnazione dell’articolo 18 di fronte alla Corte Costituzionale.
Nel frattempo, la mobilitazione del comparto prosegue: incontri con eurodeputati, iniziative pubbliche e campagne di sensibilizzazione per evitare che la canapa industriale diventi vittima di incomprensioni o pregiudizi.
Canapa industriale come chiave per il futuro
Il 2025 potrebbe essere l’anno decisivo per la canapa industriale in Italia. La filiera ha dimostrato di essere pronta a rispettare le regole, investire, innovare. Ora spetta alle istituzioni offrire il quadro normativo necessario per non disperdere questo capitale economico, sociale e ambientale.
La richiesta unanime delle Regioni è un segnale forte: la canapa industriale non può essere ostaggio di scelte legislative sbagliate. Deve invece diventare un simbolo di un’Italia che crede nella sostenibilità, nella ricerca e nella legalità.











